La vita degli altri sembra sempre più interessante della nostra

4–6 minuti

Instagram come vetrina e il confronto con vite apparentemente perfette.

Apri Instagram per cinque minuti.

Una persona è alle Maldive.
Un’altra ha appena cambiato lavoro.
Qualcuno festeggia dieci anni d’amore con una dedica perfetta.
Una casa appena ristrutturata, una cena bellissima, un tramonto spettacolare, un fisico impeccabile, un nuovo progetto, un weekend fuori porta.

Poi abbassi il telefono.

Tu magari sei sul divano. Hai ancora una lavatrice da fare, una mail a cui rispondere, la cucina da sistemare e domani mattina suona la sveglia.

E, quasi senza accorgertene, pensi: “Ma perché la vita degli altri sembra sempre più interessante della mia?” Il problema è che stiamo facendo un confronto completamente sbagliato.

Instagram non è la vita. È la vetrina.

Quando passeggiamo davanti a un negozio vediamo i prodotti migliori esposti in vetrina. Non vediamo il magazzino. Non vediamo gli scatoloni da aprire, la polvere, gli articoli difettosi, le giornate in cui non entra nessuno o il titolare che la sera chiude stanco dopo dodici ore di lavoro.

Vediamo quello che il negozio ha deciso di mostrarci.

Sui social succede qualcosa di molto simile.

Instagram, soprattutto, è diventato una grande vetrina personale. Non necessariamente falsa. Questo secondo me è importante dirlo.

Le persone che vediamo sorridere in vacanza probabilmente erano davvero felici in quel momento. Quella cena era davvero buona. Quel panorama era veramente meraviglioso. Quel traguardo professionale è stato realmente raggiunto.

Il problema nasce quando iniziamo a pensare che quel momento rappresenti tutta la loro vita. Perché noi vediamo trenta secondi. Loro hanno vissuto le altre ventitré ore, cinquantanove minuti e trenta secondi della giornata.

Nessuno pubblica tutto

Pensiamoci.

Quando facciamo una foto, quale scegliamo? Quella in cui siamo venuti peggio o quella in cui ci piacciamo? Quando siamo in vacanza fotografiamo la spiaggia al tramonto oppure i quaranta minuti passati a cercare parcheggio? Quando raccontiamo un progetto professionale, pubblichiamo il momento in cui finalmente parte oppure tutte le volte in cui abbiamo pensato di mollare?

È normale. Non c’è niente di necessariamente sbagliato.

I social sono anche racconto, selezione, comunicazione. Il problema arriva quando dimentichiamo che anche gli altri stanno facendo esattamente la stessa cosa. Noi conosciamo ogni dettaglio della nostra giornata: le preoccupazioni, le bollette, le discussioni, le insicurezze, la stanchezza, le cose che non funzionano.

Degli altri vediamo invece una selezione. E così finiamo per confrontare il nostro dietro le quinte con il loro best of.

Una gara impossibile da vincere.

Il confronto è diventato continuo

Il confronto sociale è sempre esistito.

Prima ci confrontavamo con il vicino di casa, con un collega, con gli amici, con qualche personaggio famoso visto in televisione. Oggi possiamo confrontarci con centinaia di persone prima ancora di aver fatto colazione.

C’è sempre qualcuno che sembra:

più produttivo,
più bello,
più felice,
più innamorato,
più realizzato,
più in forma,
più organizzato.

E soprattutto c’è sempre qualcuno che sembra essere più avanti di noi. Il punto è che quel “più avanti” spesso non significa assolutamente nulla. Stiamo confrontando percorsi diversi, età diverse, possibilità economiche diverse, priorità diverse, momenti della vita diversi.

Eppure basta qualche minuto di scrolling per dimenticarlo.

Anche la normalità ha perso fascino

Forse c’è anche un altro problema.

Siamo talmente abituati a vedere continuamente cose straordinarie che la nostra quotidianità rischia di sembrarci insufficiente.

Una domenica tranquilla a casa sembra noiosa se nel frattempo vediamo dieci persone in viaggio. Una cena normale sembra triste dopo aver visto il ristorante con vista mare di qualcun altro. Una giornata di lavoro come tante sembra poco interessante mentre qualcuno annuncia il suo nuovo incredibile progetto.

Ma la maggior parte della vita è fatta proprio di giornate normali.

Di caffè bevuti di corsa. Di spesa al supermercato. Di telefonate. Di lavoro. Di traffico. Di serate sul divano. Di persone che amiamo senza bisogno di fotografarle continuamente.

E forse dovremmo ricordarci che una vita non deve essere sempre interessante per essere una bella vita.

Ma allora dobbiamo smettere di usare Instagram?

No.

Io non credo che la soluzione sia demonizzare i social.

Instagram può essere bellissimo. Può farci scoprire persone, idee, luoghi, professionisti, progetti e storie che altrimenti non avremmo mai incontrato. Può ispirarci. Può farci ridere. Può persino darci quella piccola spinta che ci serviva per iniziare qualcosa.

La differenza sta nel modo in cui lo guardiamo.

Possiamo osservare la vita degli altri pensando: “Che bello, magari un giorno mi piacerebbe farlo.”

Oppure possiamo pensare: “Perché io non ho tutto questo?”

La fotografia davanti ai nostri occhi è la stessa. Quello che cambia è il significato che le attribuiamo.

Ogni tanto bisognerebbe guardare anche la propria vetrina

C’è un esercizio semplice che facciamo raramente. Provare a guardare la nostra vita come guardiamo quella degli altri.

Le foto dell’ultimo anno. I posti in cui siamo stati. Le persone con cui abbiamo riso. I problemi che abbiamo superato. Le cose che abbiamo imparato. I piccoli traguardi che il giorno dopo avevamo già dimenticato perché eravamo impegnati a inseguire quello successivo.

Probabilmente scopriremmo che anche la nostra vita, vista dall’esterno, potrebbe sembrare molto più interessante di quanto pensiamo.

Perché noi siamo abituati a viverla.

E tutto quello che diventa familiare, prima o poi, ci sembra normale.

Dietro ogni profilo esiste una vita che non vediamo

Forse questa è la cosa che dovremmo ricordarci più spesso. Dietro ogni fotografia perfetta c’è una persona reale.

Con giornate belle e giornate pessime. Con dubbi. Con problemi. Con momenti in cui si sente esattamente come noi mentre scorriamo Instagram pensando che tutti gli altri abbiano capito come funziona la vita.

Probabilmente non è così.

Stiamo semplicemente guardando tante vetrine contemporaneamente. E una vetrina, per definizione, serve a mostrare ciò che vogliamo venga visto.

Ogni tanto quindi possiamo continuare a guardare. Possiamo mettere like. Possiamo prendere ispirazione. Possiamo sorridere davanti alle cose belle degli altri.

Ma poi possiamo anche chiudere Instagram, alzare gli occhi e tornare alla nostra vita.

Magari non sarà sempre perfetta. Magari oggi non c’è nessun tramonto tropicale da fotografare.

Ma è completa.

Ed è una cosa che nessuna vetrina potrà mai raccontare.

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